Governare con i cittadini
L’evento
Oltre 100 persone per tre giorni si sono confrontate sui temi della partecipazione e della sussidiarietà orizzontale discutendo su come si possa governare insieme ai cittadini.
I partecipanti a queste tre giornate sono stati principalmente referenti di amministrazioni pubbliche ma anche di Università, organizzazioni no profit e associazioni di cittadini. Nel corso delle tre giornate i temi sono stati affrontati a diversi livelli e da vari punti di vista: dai riferimenti teorici agli aspetti operativi e metodologici, ne hanno discusso esperti, accademici, rappresentati della società civile, politici,… .
Settantacinque le esperienze che sono state candidate per essere discusse nelle sessioni di lavoro e quarantasei quelle selezionate, riferite ad amministrazioni di ogni parte dell’Italia. Inoltre sono stati presentati due progetti realizzati all’interno dell’amministrazione comunale di St. Denis.
Le questioni discusse sono state tante a partire dai temi che intitolavano ogni singola giornata: regole, rappresentanza e responsabilità; strumenti e processi; impatto istituzionale e organizzativo.
La premessa culturale
Tra le considerazioni emerse sicuramente da sottolineare la precisazione fatta il primo giorno dal Sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio riguardo la premessa culturale che sta alla base dell’idea di partecipazione e dell’idea del ruolo che deve avere un’amministrazione comunale. Il Comune non ha solamente il compito di erogare prestazioni rispondendo a singole e specifiche domande. L’amministrazione è invece uno degli attori che ha la responsabilità di definire soluzioni complesse insieme agli altri attori, per rendere la città un posto migliore in cui vivere. E’ stato portato l’esempio degli asili di Reggio Emilia nei quali i genitori non sono considerati solamente clienti di un servizio, chiamati a giudicare una performance; bensì sono imprenditori educativi insieme agli insegnanti ed hanno il compito di costruire il servizio insieme alla scuola. Questa è una premessa tutt’altro che scontata che considera i cittadini come portatori di un sapere da valorizzare per creare “valore pubblico”.
A partire da questa premessa si è concluso, nel corso della terza giornata, che siccome l’amministrazioni non deve solamente “produrre servizi” ma ha anche il compito di definire politiche, la partecipazione, come modalità di lavoro, deve entrare a far parte dell’organizzazione non come un fenomeno contingente bensì come una modalità strategica. Emerge però, dall’analisi dei casi presentati, che molto spesso le competenze nelle amministrazioni non ci sono ancora né dal punto di vista culturale né da quello tecnico per cui la partecipazione rimane un’esperienza spesso estemporanea e riferita ad alcuni uffici o ad alcuni assessori. I casi raccontati hanno mostrato, però, che una tendenza all’istituzionalizzazione della partecipazione come modalità strategica si sta diffondendo attraverso organismi, reti territoriali, ecc. che consentono di lasciare traccia e memoria all’interno dell’organizzazione.
La rappresentanza e la “scala del problema”
Questioni critiche, come quella della rappresentanza e della rappresentatività non hanno trovato una risposta nelle discussioni delle tre giornate. Si è detto che la rappresentanza (la mediazione) e la partecipazione diretta non sono alternative. Sul tema della rappresentatività è stato però molto interessante il confronto tra i punti di vista della cosiddetta società civile: per il Sindacato la rappresentatività dipende dalla forza dell’organizzazione data dalla numerosità degli iscritti; per le associazioni come Cittadinanzattiva, invece, conta di più la rilevanza degli interessi che vengono rappresentati. Qui si apre un’interessante questione legata ad un’asimmetria evidente tra amministrazione e associazioni: per le amministrazioni, infatti, le associazioni e in generale la società civile ha il compito di prendere parte ad incontri ed assemblee ma non ha invece il compito di informare i cittadini. Per le associazioni è esattamente il contrario: pensano di avere un ruolo fondamentale nell’informazione dei cittadini e di non avere invece un ruolo rilevante all’interno di assemblee e processi decisionali.
Non tutti i processi decisionali, però, sono identici e il tema di chi debba essere incluso nella decisione si va sciogliendo, specie a livello locale, facendo riferimento alla “scala del problema”. Spesso a livello locale le decisioni riguardano ambiti limitati (un quartiere, una piazza, una zona della città,…). La “scala” del problema è una prima misura che le amministrazioni stanno utilizzando per definire i portatori di interesse e i diversi soggetti da coinvolgere nei processi decisionali.
Rappresentatività e responsabilità sociale dei media
Alcuni tra i decisori politici intervenuti hanno sottolineato la loro difficoltà nell’attribuire il peso “adeguato” ai diversi attori (“spesso alcuni urlatori prendono la scena ma non è detto che rappresentino molti o dicano cose di senso”): associazioni, comitati, singoli cittadini, ecc.. In questa circostanza è stato sottolineato come la comunicazione dei media non aiuti: “siamo di fronte ad una cattiva stampa” è stato detto, “che incita a forme conflittuali anche nel caso di processi partecipativi”.
E così tra gli altri, si è aggiunto un altro tema tutto da sviscerare: il ruolo dei media e la loro responsabilità sociale.
Ma è stato fatto notare che a fronte di un bisogno di partecipazione che si va diffondendo aumenta una forte domanda di delega da parte di una fetta di società civile. In questo panorama complesso il grande assente sono gli enti centrali e lo conferma il fatto che tutte le esperienze note, anche quelle presentate nelle tre giornate, sono esperienze locali.











